SONO UNA DONNA TRANSGENDER, SONO UNA DONNA COME TE

Oggi vi parlerò di Ludovica, io e lei ci siamo sentite per mesi in privato, perché voleva che la sua storia rimanesse tra noi e come ben sapete è una delle opzioni che ci sono nel mio Blog, non tutto dev'essere reso pubblico.

Abbiamo parlato, ci siamo raccontate e vorrei riportarvi alcuni pezzi delle sue mail, ora che ha deciso di rendere pubblica la sua storia.

"Ciao Red Esse, sono Ludovica ho visto il tuo Blog, ho letto alcune storie e vorrei raccontarti la mia, anche se non lo faccio quasi mai, ma ho visto che qui esistono l'anonimato e la privacy. Alla nascita ero Alessandro, sono stata Ale fino ai miei 16 anni, ma qualche anno prima amavo comportarmi da femmina. Rubavo i vestiti di mia sorella e i rossetti di mia madre.

Mio padre lo capì dopo pochissimo tempo e iniziarono le violenze. Una volta mi picchiò così forte che non andai a scuola per una settimana. Quando eravamo tutti insieme a cena, urlava e mi prendeva la testa tra le mani, diceva sempre "tu sei un uomo ricordatelo!"

Davanti a questa prima mail, anzi piccolo pezzo della prima mail, rimasi impietrita, mi sentivo inutile eppure lei aveva scelto me per sfogarsi, così decisi di risponderle e di accertarmi, che fosse aiutata da qualche professionista.

I transgender e l'accettazione della famiglia

Non è facile sicuramente per entrambe le parti, ma se l'accettazione non arriva in primis da dentro le mura domestiche, come potremo aver fiducia nel mondo fuori?

Dev'essere terribile stare in un corpo che non ti appartiene, che ti è stato donato, ma non è il tuo.

Ve lo siete mai chiesti? Ci avete mai pensato che sofferenza dev'essere?

Quando tu non ti accetti e nemmeno la tua famiglia. Quando per essere felice sai che dovrai cambiare sesso e probabilmente anche abbandonare la famiglia che non ti accetta.

Essere un transgender non è facile, a volte può essere un vero incubo

Ho avuto i brividi leggendo le prima mail di Ludovica (ormai per me, la Ludo) mi sono chiesta più volte che dolore terribile si provi ad essere intrappolati in un corpo che non sia il tuo.

Ludo avrei voluto conoscerti prima, te l'ho scritto e te lo voglio riscrivere qui, ora, in pubblico.

"....quando mia madre e mia sorella andavano a fare la spesa, lui non perdeva occasione per picchiarmi o minacciarmi. Non voleva che la gente parlasse di noi, ero la sua vergogna, non perdeva occasione di urlarmelo addosso ogni giorno. Quando uscivo con gli amici mi annusava, controllava se avessi il cambio di vestiti nello zaino, ho pensato molte volte di farla finita..."

Gli horror esistono e probabilmente tu hai vissuto uno dei peggiori, Ludo. In questi casi le parole: è un mondo ingiusto, è un mondo di bigotti, mi spiace per tutto quello che hai dovuto subire...non servono, non aiutano e non cambiano ciò che è stato.

Non te le ho mai scritte per questi motivi, ho sempre cercato di guarire, piano piano, queste ferite che saranno forse per sempre indelebili.

I transgender e il rapporto con la madre

"...mia madre sapeva e non prendeva mai le mie difese. La vedevo lì, succube di quell'uomo mentre curavo le mie ferite e i miei lividi. Una volta mi disse: ma perché devi farlo arrabbiare Alessandro? Sei un ragazzo, tua sorella è la femmina qui!..... sapeva che mio padre mi picchiava anche in sua assenza e sapeva degli insulti, ma lo lasciava fare, quale madre permette tutto ciò? La mia."

Devo specificare che Ludo è stata in analisi e lo è tutt'ora, ha fatto un percorso, sta costruendo la sua vita pezzo per pezzo. Abbiamo intrapreso insieme alcuni passi fatti con la psicologa, soprattutto quello che riguarda il rapporto con sua madre e fu lei a chiedermelo, io non mi sarei mai intromessa, non mi sentivo minimamente all'altezza di tutta questa situazione.

So che Ludo è rimasta sola troppo a lungo, un'intera adolescenza, senza nemmeno l'abbraccio di una madre.

Non mi sento di accusare nessuno, come le scrissi una sera in cui ne stavamo parlando "non so cosa voglia dire essere madre o essere te, non sono qui per accusare la tua famiglia, sono qui per liberarti dei pesi che ti porti dentro da troppo".

Scrivo solamente alcuni pezzi delle nostre mail o messaggi, perché sono veramente tantissimi e ho deciso di raccoglierne solamente alcuni.

Ludo è nella fase Brucaliffo, a breve sarà una meravigliosa farfalla colorata, pronta ad affrontare il mondo.

I transgender e la fuga

"Finalmente diventai maggiorenne e il giorno dopo me ne andai. Erano tutti fuori a fare delle commissioni, lasciai un biglietto. Avevo messo da parte qualche risparmio e avevo un amico che mi aspettava a Torino. Sai Esse, nessuno mi chiamò mai, nessuno mi cercò, per loro fu una liberazione..."

Quando lessi queste righe mi mancò il respiro, ancora me lo ricordo erano i primi giorni di gennaio e mi chiesi "com'è possibile? Avete lasciato andare via di casa vostra figlia, io conosco famiglie distrutte dalla perdita dei propri figli e voi l'avete lasciata sola in questo mondo"

Mi resi conto che per la prima volta...giudicai. Non avrei dovuto lo so, ma fu più forte di me. Non me lo spiego tutt'ora, ma una cosa la so, quella fuga, fu solo l'inizio di uno splendido percorso per Ludo.

Penso che l'azione di Ludo venga fatta ed è stata fatta dalla maggior parte dei transgender: andarsene per essere sé stessi. Ingiusto, ma necessario. Doloroso, ma doveroso per sé stessi.

Lgbt e la trasformazione in sé stessi

"A Torino stavo bene, dormivo serena e senza paura. Un pomeriggio comprai una parrucca per festeggiare e quando la sera mi vestivo come piaceva a me, la gente non mi urlava addosso, nessuno mi insultava. Iniziai presto la cura di ormoni e la mia trasformazione fisica. Lavoravo in un negozio e un giorno una mia collega mi consigliò una psicologa, perché le raccontai di alcune paure che mi portavo dietro. All'inizio non la trovai una buona idea, ma seduta dopo seduta mi sentivo "più leggera", mi liberai da tutte quelle cattiverie e violenze subite...."

Questo è uno di quei percorsi che non si può affrontare da soli, bisogna farsi aiutare da professionisti che ci aiutino a capire e soprattutto ci consiglino come agire.

Nessuno si salva da solo, non smetterò mai di dirlo. Chiedere aiuto non è una debolezza, anzi, significa che abbiamo fatto un'analisi di noi stessi e sappiamo che con qualcuno riusciremo a "guarire" o almeno ci proveremo.

Ludo, oggi, è una torinese a tutti gli effetti, ha un ottimo lavoro e continua a lavorare su sé stessa con l'aiuto di una psicologa.

Potrei riportarvi moltissimi pezzi di mail molto dure, piene di dolore, ma vorrei concludere così: 

"Sai Esse ho capito che la famiglia te la puoi anche creare e ora ne ho una numerosissima, spero che l'articolo che scriverai su di me aiuterà molte di noi, ma non ti libererai di me sappilo! Io verrò a Genova a trovarti per stringerti forte e per dirti un grazie immenso face to face. Stai facendo qualcosa di meraviglioso e se non te lo dirà il mondo, allora te lo dirò io. Ora vado a ballare tu immagino sarai sul tuo divano con la coperta come le vere scrittrici ehehehe. Ci sentiamo presto un bacio a te e BadBunny"

Ludo, ti immagino ballare scatenata come facevo io al Cocoricò, avevo solamente 18 anni. Ti aspetto a Genova e ricordati che potrai scrivermi quando vorrai, mi troverai sempre qui, sul mio divano col PC in mano.


Ludo ci ha insegnato che essere sé stessi è importante, reprimere chi siamo ci farà solamente del male.

Nessuno di noi dovrebbe nascondersi, nessuno dovrebbe subire quello che è successo a lei, ma è successo e chiudere gli occhi sarebbe sbagliato.

Il mio progetto #BeOpen andrà avanti in azioni come questa e molto altro. Sono onorata e felice di essere stata vicino a Ludo durante un tratto del suo percorso.

Amica mia sei nata per essere una farfalla, quindi testa alta e avanti così.

A presto.

Dal 15 marzo la città di Milano metterà dieci panchine arcobaleno in diversi quartieri. Saranno un simbolo contro l'omotransfobia, contro il pregiudizio, contro le violenze e il razzismo verso LGBT.

Io vorrei vederle in ogni città, soprattutto a Genova e tu?

Red Esse