SPERANZA è viva!

Ciao Red_Esse,

6 anni sono pochi per vedersi portare via la propria innocenza, sono pochi per avere la forza di reagire e difendersi, sono pochi per capire la gravità di certe situazioni, ma non sono pochi per capire che quello che viene fatto passare per un gioco segreto, un gioco che non ti piace e in cui senti dolore non è qualcosa di giusto, ma a 6 anni non capisci.

Ti viene detto di tenerlo per te, che se ne parli non ti farà più giocare con le bambole che ti piacciono e non ti regalerà le caramelle che ti ami tanto e dirà ai tuoi genitori che ti sei comportata male e ti farà mettere in punizione. E così stai zitta, finché non cambi città, inizi a crescere, a capire che c'era qualcosa di estremamente sbagliato in quei "giochi" ma continui a tacere per vergogna e paura, perché sei sempre stata una brava bambina: ubbidiente e giudiziosa e non vuoi creare problemi.

Vai alle scuole medie, il tuo corpo cambia ed inizi ad attirare le attenzioni dei ragazzi e dei tuoi compagni. I complimenti si trasformano in apprezzamenti pesanti, insulti, offese e un giorno ti ritrovi, senza che tu abbia fatto nulla per attirare l'attenzione, a subire abusi. Voci che ti minacciano di stare ferma e zitta e non reagire o verrai fatta passare per una poco di buono, che sei stata volontariamente con tutti loro cinque . "Se parli ti roviniamo, non ti crederà mai nessuno". Un giorno uno di loro ti chiama "puttana", tu reagisci verbalmente all'insulto e finisci in ospedale per trauma cranico, ma quando ti viene chiesto di raccontare cosa è successo menti per la vergogna e la paura.

Passano i giorni, cresce il dolore, la vergogna, la paura, la rabbia. Ogni sguardo maschile ti da fastidio, ti nascondi, smetti di mangiare e ti ammali di anoressia, perché vuoi essere piccola e invisibile, non vuoi essere più toccata ed attirare l'attenzione di nessun uomo. Nessuno capisce perché e tu non puoi spiegare.

Il senso di impotenza, la voglia di vendetta che brucia dentro, la sofferenza, la sensazione di debolezza, lo schifo che non va via, sono troppo da sopportare . Ogni giorno pesa come un macigno, non riesci più ad andare avanti e vorresti solo anestetizzare tutto il dolore e non sentire più niente. Un flacone di gocce per dormire finisce giù per la gola insieme ad antinfiammatori, ma non basta, vuoi essere sicura di non svegliarti più e ti tagli le vene. È finita finalmente, le forze ti abbandonano, ogni luce e suono sono sempre più lontani.

Poi ti svegli ,con un tubo che dal naso arriva allo stomaco, con le flebo, i polsi fasciati, elettrodi sul torace in una stanza con le pareti bianche. Sei ancora viva. E adesso?

Ti risparmio il seguito drammatico in famiglia, ma voglio dirti che ho chiesto aiuto, che ho preso coraggio e mi sono raccontata a psicologi e psichiatri, a mia madre. Non è stato facile, non ci poteva credere, ma l'ha fatto e da lì ho ricominciato, sono ripartita da me, passo dopo passo, ogni giorno. Ho perdonato me stessa, si perché ero convinta fosse tutta colpa mia, delle mie forme, di un sorriso o uno sguardo di troppo, di una maglietta o un jeans troppo attillati o della mia incapacità di difendermi e chiedere aiuto.

I miei carnefici? Loro sono liberi, a distanza di anni non potevo fare più nulla e per tutelarmi e non espormi ad altro stress ho iniziato, dopo il ricovero, una lunga psicoterapia e ora sono qui a raccontare questa storia, a battermi affinché nessuno stupratore resti impunito e affinché se ne parli e si denunci subito.

Io ho provato paura e vergogna ed è normale, non si possono reprimere certe sensazioni, ma non bisogna tacere e nascondersi. La battaglia è lunga, è estenuante, ma un dolore taciuto può essere più distruttivo.

Io non dimentico, ma non voglio avere più paura e cammino a testa alta, perché non sono io a dovermi vergognare. Sono ancora viva, non mi avete tolto niente.

Ciao.

Speranza.


Red_Esse risponde:

Ciao Speranza,

avrei o meglio, vorrei avere, mille parole di conforto, ma servirebbero a poco.

Innanzitutto devo dirti grazie e farti i miei complimenti per il coraggio, per aver condiviso una storia, così forte, così piena di dolore. Non oso nemmeno immaginare cosa si provi. Mi sento piccola, anzi minuscola e inerme. Una storia che non dovrebbe mai esistere, per nessuno. Una storia che non si dovrebbe vivere, un incubo anzi non una storia...Davanti a tutto questo posso dirti che, soffermandomi sul finale, ho sentito un po' di sollievo. Quando ho letto che hai tirato fuori la grinta e la forza, mi sono sentita meglio e credo che tu abbia la forza di un branco di leonesse per affrontare tutto questo. Credo che sia stato difficilissimo dover raccontare a tutti, dover spiegare, dover dare dettagli, dover rivivere parlando. Credo che sia stato agghiacciante ammalarsi fisicamente dopo tutto quello subito. Credo che sia stato infernale e devastante non poter consegnare alla giustizia i carnefici che ti hanno fatto tutto questo. Credo anche che, la tua frase finale è una delle mie preferite, hai scritto "sono viva". Io ti auguro con tutto il cuore, piena di magone come sono ora dopo aver letto tutto quello che mi hai scritto, di diventare sempre più forte, invincibile. 

Vorrei tu potessi dimenticare, ma so che non è possibile purtroppo. Aspetterò tue notizie, Speranza e sono sicura che questo tuo scritto, sarà di aiuto a molte ragazze, per questo non finirò mai di ringraziarti, il tuo coraggio darà forza ad altre. Grazie! Sono convinta di questo. Sono convinta che se esistano davvero degli eroi o delle eroine, be sicuramente tu sei una di loro...

Resta viva, Speranza! Io sono qui e ti abbraccio forte!

Red_Esse

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